Torneoinarmatura 2015

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Ipotesi ricostruttiva di un martello da guerra
della seconda metà del XV secolo.

“E·l cavalier, cuy Dieus aiut,
s’es guarnit del senall de Crist,
tantost con a lo draguon vist.
En son cavall puyet aloc
e tenc ves ell aytant con poc,
s’asta davant si bien rrigent,
e det tal colp a la cerpent
qu’aloc en terra vay caser.”

[versi dal 188 al 195 dal ms. B.N. fr. 14973](1)

A cura del gruppo Maio D’Azzal

Il primo premio del torneo organizzato dall’Associazione Culturale Famaleonis è stato ideato e realizzato secondo due linee guida principali: l’unicità e l’attendibilità.
Quando con il presidente dell'Associazione, Eugenio Larosa, ci siamo messi alla ricerca di un oggetto che potesse presentare queste caratteristiche, la nostra scelta è ricaduta senza esitazioni sul martello da cavaliere.
Quest’arma, così popolare e utilizzata fra uomini d’arme e nobili italiani e non, rappresentava una valida alternativa ad altre armi più comunemente utilizzate come lo stocco e la mazza.
E’ inoltre importante ricordare che il periodo d’utilizzo va circa dalla metà del XIV secolo a fino quasi alla metà del  XVII a testimonianza della sua versatilità e diffusione. La nostra scelta è stata quindi naturale, essendo una delle armi più rappresentative ma allo stesso tempo meno rappresentate in contesti ricostruttivi medievali e rinascimentali.

Progettazione e ricerca

Per rendere unica un’arma apparentemente così anonima è stato effettuato un attento lavoro di ricerca su reperti originali risalenti al XIV e XV secolo.

L’attenzione è quindi ricaduta su un esiguo gruppo di esemplari (ne abbiamo individuati sei in tutto datati fra la fine del XIV secolo e la metà del XVI)2 che presentano un corpo centrale con decorazioni o forme zoomorfe (spesso muniti di gorbia).

Fra questi ne esiste uno conservato al Museo Correr di Venezia, attribuito a un membro della famiglia dei Carrara3 e datato fra la fine del XIV sec. e gli inizi del XV che si è rivelato il modello ideale da cui prendere spunto in quanto la bestia scelta è un drago.

Il drago, pur conservando la sua connotazione negativa quale bestia degli inferi, rimane un tema caro all’uomo medievale come a quello rinascimentale. In arte (pittura, scultura, gioielleria) lo troviamo naturalmente in tutte quelle rappresentazioni e effigi dedicate a San Giorgio, in architettura sacra esso è da un lato figura apotropaica all’esterno delle cattedrali e dall’altro mostro che affolla capitelli e volte quale dimostrazione della potenza di Dio quale creatore universale4 (Sant’Agostino ci dice appunto che: <<mostro deriva da monstrando, dal momento che fanno conoscere qualcosa indicandola>> )5.

La scelta di questo tema inoltre è rappresentativa per la Famaleonis in quanto il santo protettore della compagnia è proprio S.Giorgio e di conseguenza questo drago vuole essere anche un gesto beneaugurale per l'uomo d'arme che vincerà il torneo.

Video by Maio d'Azzal

Realizzazione

Una volta scelto l’oggetto e la bestia, grazie all’esperienza e all’abilità dell’artista e scultore Alberto Dalla Valle, abbiamo realizzato un prototipo che da un lato richiamasse l’originale del Correr e dall’altro fosse plausibile per l’epoca nella quale si svolge il torneo.
Allo stesso tempo sono state effettuate delle ricerche per scegliere forme e motivi decorativi per gli altri elementi. La decorazione a pigna sul calzuolo ad esempio è un tema tipico del rinascimento italiano che a sua volta si rifà alla simbologia paleocristiana e latina. L’impugnatura a rombi e le ghiere così come la sezione ottagonale sono riscontrabili in armi coeve quali martelli e mazze da cavaliere6.
Per quanto riguarda le tecniche e i materiali di realizzazione, anche in questo caso, rispetto all’originale ci siamo volutamente discostati, volendo realizzare l’intera testa del martello in acciaio e non in lega di rame come è invece quella degli esemplari originali7. Questa scelta, giustificata anche dalla presenza di elementi decorativi zoomorfi in acciaio su altre armi del XV secolo8, ha rappresentato per noi una sorta di sfida: le tecniche impiegate nella realizzazione (forgiatura, scalpellatura, limatura e bulinatura) sono esattamente le stesse che un fabbro o un gioielliere avrebbero impiegato all’epoca per un lavoro simile. L’acciaio impiegato (una lega Fe-C allo 0.45%) presenta caratteristiche simili a quelle degli acciai utilizzati all’epoca per fabbricare armi e armature9.

Descrizione dell’arma

L’arma si compone di quattro parti distinte: il corpo del martello, la gorbia con spuntone, il calzuolo e l’asta.

Gorbia e calzuolo sono stati realizzati attraverso la saldatura per bollitura, tecnica molto utilizzata nei secoli passati per unire fra loro elementi in acciaio operando una vera e propria saldatura all’interfaccia di giunzione fra i due pezzi dopo averli portati ad una temperatura di 1300° C circa (le temperature variano molto a seconda dell’acciaio utilizzato).

L’assemblaggio di gorbia e martello è stato realizzato tramite un foro passante eseguito a caldo sul corpo del mortaio nel quale è stato poi inserito lo spuntone, parte integrante con la gorbia.

L’asta, in legno di noce italiano, è stata sagomata tramite l’utilizzo di raspe, seghe e lime e trattata con olii, cere e resine comunemente utilizzati da artisti e falegnami del XV secolo.

Note

1) Testo tratto dall’articolo di Maria Carla Marinoni: IL DRAGO E LA PRINCIPESSA: Considerazioni su una «Vita di S. Giorgio» occitanica. Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università degli Studi di Milano Volume LVII - Fascicolo III – Settembre-Dicembre 2004.

2) Museo Correr (Venezia) n°inv: Cl. XIV n. 0182; 2- Ex Higgins Armoury Museum n° inv: #HAM 2000.02, now Worcester Art Museum (WAM); 3- Musée de l’Armée (Paris) n°inv: K84;  4- Metropolitan Museum of Art (New York) n°inv: 14.25.465; 5-Royal Scottish Museum (Edinburgh) n°inv. Unk. ; 6-University Museum of Archaeology and Anthropology (Cambridge) n° inv: AL.101.1.

3) Si veda l’articolo di Baron C. A. de Cosson.A War-Hammer in the Museo Correr, Venice. In: The Burlington Magazine for Connoisseurs, Vol. 42, No. 241 (Apr., 1923), pp. 188+190-191.

4) Riguardo a queste considerazioni ho fatto capo al testo di Luca Frigerio: BESTIARIO MEDIEVALE, animali simbolici nell’arte cristiana. Ed. Ancora, Milano, 2014.

5) Agostino, De Civitate Dei, XXI, 8, 5.

6) Alcuni esempi:
Mazza da cavaliere datata 1470 c.a. alla Wallace Collection Museum n°inv: A978.
Mazza da cavaliere datata alla seconda metà del XV secolo venduta presso la casa d’aste Christie’s (sale 9168, 24 aprile 2001, lotto 49).

7) Bocca e spuntoni rimangono in acciaio anche negli originali.

8) Alcuni esempi:
Spada a una mano e mezza da caccia datata alla fine del XV secolo al Ex Higgins Armoury Museum n° inv: #HAM 2007.01, ora Worcester Art Museum (WAM).
Spada da cerimonia dell’imperatore Sigismondo I datata 1433 Kunstistorisches Museum (Wien) n°inv A 49.

9) Si vedano a tal proposito gli studi di Alan Williams sulla metallurgia di armi e armature contenuti nei libri “The knight and the blast furnace” (Ed. Brill Academic Pub, 2003) e “The sword and the crucible” (Ed. Brill Academic Pub, 2012).

Maio d'Azzal

In veneto antico Maio D’Azzal significa Martello d’Acciaio e questo legare simbolicamente il nostro gruppo (nato nel 2006) con la tradizione che cerchiamo di perpetrare. Siamo specializzati quindi nella produzione di armi ed armature medievali e rinascimentali con particolare attenzione alla scuola italiana. Attraverso lo studio sistematico sia di fonti scritte che iconografiche e il confronto con i reperti conservati nei musei, miriamo alla realizzazione delle nostre opere unicamente con tecniche originali e documentate. Abbiamo infatti visitato diversi musei sia italiani che esteri e potuto misurare e fotografare armi originali conservati in essi e in collezioni private. Negli anni abbiamo anche studiato magli e fucine antiche e partecipato attivamente al loro mantenimento comprendendo l’enorme valore che questi luoghi hanno per noi. Al momento abbiamo in gestione un’antica fucina del XVI sec. a Bienno in Valcamonica che teniamo in attività quale museo e luogo di didattica.