Uomini d'Arme

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Albertino dei Merendi di Forlivio

Uomo d'Arme per la Signoria Ordelaffi

Alberto Merendi . Associazione Culturale FAMALEONIS . Forlì

 

Albertino de li Merendi, ultimo rampollo di illustre schiatta di uomini d’arme, legati da sempre alla nobile famiglia degli Ordelaffi, forgiati nel fuoco di mille battaglie.
Il bisnonno, BERTO DE LI MERENDI, capostipite della famiglia, combattè con onore sotto il vessillo di Francesco Ordelaffi, terzo signore di Forlivio, nella battaglia di Casorate, nell’Anno del Signore 1356, nella quale i Forlivesi, dalla parte dei Visconti, duchi di Milano, si scontrarono, vittoriosi, contro l’Imperatore Carlo VI di Boemia coprendosi di gloria.
Il nonno, BERTOLO DE LI MERENDI, si distinse per l’impetuosa furia nella sventurata battaglia di Castagnaro, A.D. 1387, nella quale il suo signore, Giovanni degli Ordelaffi, Capitano Generale delle truppe Scaligere, fu malauguratamente sconfitto dallo straniero Giovanni Acuto, comandante delle schiere dei Carraresi.
In virtù del proprio valore, il signore Giovanni, con tutti i suoi luogotenenti, tra i quali il celeberrimo Jacopo dal Verme e lo stesso Bertolo, ottenne dal nemico l’onore delle armi.

Per Aspera ad Astra


Il padre, ARIBERTO DA FORLIVIO, uomo d’arme del signore Antonio Ordelaffi e squadreno  nella Rocca di Forlimpopoli nell’Anno del Signore 1441, permane alla memoria dei posteri, nelle Cronache del Cobelli, per la celebre beffa ai danni del Capitano Generale Francesco Piccinino, il quale, trovandosi con truppe Viscontee alla difesa di Forlivio, pensò bene di profittare della propria posizione per impadronirsi indebitamente del potere, con la complicità dei Manfredi e di un Malatesta.
Convinto di consegnare Antonio prigioniero nella Rocca di Forlimpopoli, si vide sottrarre l’ambito ostaggio con arguto stratagemma dell’Ariberto, trovandosi con le porte della Rocca chiuse in faccia e menato per il naso.
Da siffatta eccellente genìa discende l’Albertino, nato in quel di Forlivio nei dintorni dell’A D. 1423.
Quarto figlio di Ariberto, viene fin dalla fanciullezza avviato alla carriera militare e alla nobile arte delle armi.
Al Battesimo di Pino, secondogenito di Antonio Ordelaffi, nono signore di Forlivio, affianca il nobile Francesco Sforza nel ruolo di padrino dell’infante, accompagnandone fedelmente l’ascesa al potere nel ruolo di famiglio.
Divenuto Pino Capitano delle truppe Angioine nella guerra contro il Papa  e re Ferrante nell’anno 1460-61, L’Albertino si contraddistinse per fedeltà e valore.
Dopo l’inutile assedio di Senigallia voluto dal Signore di Rimini  Sigismondo, nella battaglia per il possesso di Fano il Malatesta fuggì con tutte le sue truppe, lasciando Pino e gli altri comandanti in mala parata. La sanguinosa battaglia che ne seguì, contro re Ferrante, fu dal Cobelli così narrata:
“…. e illì poi fo rotto el Signor Gismondo fogì vile; el Signore Pino perdì hongni cosa, e se non fosse el bon homo Albertino, era preso, e cossì ancora el conte de la Mirandola.”
Sulla via del ritorno fu così che, o l’Albertino medesimo, o il suo Signore, coniò il sagace motto: “RIMINESI TUTTI APPESI!”.
Oggidì, il Signore Pino degli Ordelaffi invia il proprio uomo Albertino de li Merendi quale campione nel Torneo degli Uomini d’Arme indetto dal Signore Duca d’Urbino nella fausta occasione del proprio matrimonio con la Signora Battista della nobile casata milanese degli Sforza.

 

Due chiacchiere con l'Uomo d'Arme ...

Torneoinarmatura. Come nasce la tua passione per la Ricostruzione Storica ?

Alberto. La passione per la ricostruzione storica nasce da due cose fin da piccolo mi è piaciuto sempre la storia dell'Italia in particolare in più ho sempre giocato a battaglia i cavalieri quando si è presentata l'occasione di poter ricostruire un periodo molto interessante mi ci sono buttato a pesce con documenti aiuto di amici scelta dell'equipaggiamento ricerca e scambi di idee e di fonti attendibili.

Torneoinarmatura. Perché hai scelto di rappresentare la Signoria degli Ordelaffi ?

Alberto. Sono forlivese e Forlì per 200 anni da Scarpetta a Pino è stata la città degli Ordelaffi per questo ho scelto di rappresentare questa signoria.
A questa famiglia inoltre mi lega il fatto che siano stati ghibellini e penso che dentro ad ogni vero romagnolo ci sia l'animo ghibellino.

Torneoinarmatura. Perchè hai scelto il motto "PER ASPERA AD ASTRA" ?

Alberto. Il motto significa semplicemente che con la speranza e con impegno si può arrivare fino alle stelle.
Ad esso ho accoppiato l'ala di drago che ho scelto come simbolo della mia casata, una bestia dell'immaginario comune medievale che oltre a volare libero nel cielo è temuto per la sua forza e indomabilità.

Torneoinarmatura. Cosa ti aspetti da questo evento ?

Alberto. Questa è la mia seconda edizione del Torneoinarmatura e spero quest'anno di divertirmi insieme ai tanti amici che parteciperanno a questo evento, spero di rendere onore alla mia casata e magari di portare a casa il titolo di campione.

Torneoinarmatura. Una parola per convincere i nostri lettori a venire alla Fortezza di San Leo per questa nuova edizione del TORNEOINARMATURA?

Alberto. Ad un passante gli direi d visitare questo evento per uscire da quelli stereotipi delle feste di paese o dei film , per rivivere insieme a noi un pezzo di storia vera. Vedere un torneo non vuol dire solo vedere uomini in armatura che combattono , ma scoprire lo sfarzo e la vita durante un'evento che all'epoca era una dimostrazione della potenza a tutto tondo, dall'arte militare , all'abbigliamento, dai gioielli alla propria corte.
Penso che un visitatore dopo aver visto questo non faccia fatica a tornare l'anno dopo per rivedere questo grande spettacolo di storia reale.