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Federico da Montefeltro 1422-1460

DALLA NASCITA AL MATRIMONIO CON BATTISTA SFORZA .

Ricerca Storica e testo di Alberto Gatti

“O vero che io sono al tutto ignorante o vero che questo giovane riuscirà eccellentissimo in tutte quelle professioni ch’egli farà”
Con queste parole colme di ammirazione, Francesco Foscaro doge di Venezia dipingeva il futuro di un giovanissimo Federico, figlio acquisito del grande conte Guidantonio da Montefeltro; il futuro Duca di Urbino si trovava nella Serenissima in “ostaggio”, a garanzia della pace raggiunta a Forlì tra papa Eugenio IV ed il duca di Milano Filippo Maria Visconti.

Federico da Montefeltro

Federico da Montefeltro durante l'assedio di Volterra.
Miniatore FIorentino 1472

Federico restò a Venezia poco più di un anno, quando allo scoppio di una violenta epidemia pestilenziale, fu trasferito a Mantova da Giovanni Francesco Gonzaga, dove dimorò per due anni godendo delle lezioni del letterato Vittorino da Feltre senza tralasciare l’esercizio nella armi, nelle quali svettava fin da giovanissimo.
Nel 1434, a dodici anni, venne armato cavaliere dall’Imperatore Sigismondo d’Ungheria e all’inizio del 1437 rientrò ad Urbino, dove si sposò con Gentile Brancaleoni acquisendo Sant’Angelo in Vado e Mercatello.
Nello stesso anno, iniziò la sua carriera militare entrando al servizio, come homo d’arme, dell’esercito Visconteo guidato da Niccolò Piccinino in guerra con Venezia; nel gennaio del 1438, alla morte di Bernardino Ubaldini della Carda, Filippo Maria Visconti gli concesse il comando della sua compagnia di ottocento cavalli in condivisione con il figlio dell’Ubaldini, ma con il pieno comando delle operazioni militari.


Nella guerra con Venezia, Federico da Montefeltro dimostrò fin da subito il proprio valore ai danni del Gattamelata, allora famosissimo condottiero della Serenissima; ben presto dovette ritornare ad Urbino, in soccorso del conte Guidantonio alle prese con gli attacchi dei Malatesta Domenico e Sigismondo.
La guerra terminò, dopo quasi un anno, nell’aprile del 1440 con le nozze tra Domenico Malatesta e la figlia di Guidantonio, Violante che suggellarono la pace, seppur temporanea, tra le due fazioni.
Intanto, lo scacchiere italiano continuava a veder muovere le proprie pedine, Venezia fece lega con papa Eugenio IV ed i fiorentini contro il Visconti assoldando il grande Francesco Sforza; il duca di Milano temendo per i suoi possedimenti in Romagna condusse a sé sia Guidaccio Manfredi signore di Faenza che Federico da Montefeltro.
Il condottiero feltresco diede sfoggio delle sue capacità in innumerevoli situazioni e nelle battaglia di Anghiari (1441), alla quale non prese parte, diede rifugio all’armata del Piccinino in rotta dal campo di battaglia.

Brutte notizie da Urbino lo costrinsero a ritornare in Romagna, Alberigo Brancaleoni spinto da Sigismondo Malatesta, signore di Rimini, era prossimo a muover guerra al conte Guidantonio con lo scopo di riacquistare quelle terre che Federico aveva avuto in dote dal matrimonio con Gentile Brancaleoni.
Con astuzia ed ingegno riuscì a passare il blocco dei nemici tra Faenza e Cesena, irruppe con tutto il suo esercito nel Montefeltro ricacciando il Malatesta nei suoi possedimenti, espugnò addirittura San Leo fortezza considerata imprendibile e costrinse il suo eterno rivale, per mezzo di Francesco Sforza, a chiedere la pace a patti non molto onorevoli. (Novembre del 1441)


“O vero che io sono al tutto ignorante o vero che questo giovane riuscirà eccellentissimo in tutte quelle professioni ch’egli farà” F.Foscaro Doge di Venezia.


Nel febbraio del 1443 morì Guidantonio da Montefeltro, fu l’unica interruzione della condotta con l’Aragona che Federico,  ferma che durò fino al luglio del1444, quando il Duca di Urbino Oddantonio da Montefeltro venne assassinato da un gruppo di congiurati, stanchi delle sue angherie e del suo malgoverno.
Federico corse subito ad Urbino, disarmato e solo, si fece aprire ed a furor di popolo venne “incoronato” signore di Urbino; lo stato versava in una grave crisi economica dovuta agli sperperi del fratellastro, per questo motivo Federico, con il permesso di Papa Eugenio IV si condusse allo Sforza impegnato nella difesa del suo stato nella Marca di Ancona.
Nel gennaio del 1445 acquistò Fossombrone da Galeazzo Malatesta, favorendo la vendita di Pesaro ad Alessandro Sforza; iniziò così un lungo periodo di guerre che tra alti e bassi arrivarono a toccare anche il Montefeltro, nell’estate del 1446.


Federico da Montefeltro

Battista Sforza e Federico da Montefeltro. Piero della Francesca.

Lo Sforza era in grande difficoltà attaccato dalla lega Aragonese-Pontificia-Viscontea, e mancava di aiuti dai suoi alleati Fiorentini e Veneziani; il Montefeltro venne più volte “avvicinato ed accarezzato” dal Papa ma non cedette mai alle lusinghe, confermando in pieno la fama di condottiero fedele e leale che aveva acquisito sui campi di battaglia, di lui si diceva che “preponesse l’onesto all’utile e il commodo del  padrone al proprio, soggiogando con una ferma costanza d’animo la varietà della fallace fortuna, la quale suol ne gli animi aver tanta forza”.
Nel momento di maggior pressione, lo Sforza ritrovò gli aiuti dovuti e la fortuna che sembrava persa; così insieme al suo fedele Federico rovesciò la situazione, cacciando le forze pontificie e malatestiane dai propri territori.
Per tre anni consecutivi fu al servizio di Firenze, impegnata nella difesa contro l’Aragona, poi nel 1451 tornò sotto lo Sforza che intanto si era fatto signore di Milano ma la ferma durò poco, in quanto il Duca di Milano, tentando di condurre a se il Malatesta, va contro una clausola del contratto stipulato.

Nel 1452 venne condotto dall’Aragona con il titolo di Capitano Generale, al suo comando aveva ben 12000 uomini ed il Duca di Calabria, la guerra contro Firenze durò per quasi due anni, quando nel marzo del 1455 venne sancita la pace tra tutti (vennero esclusi la signoria di Sigismondo Pandolfo Malatesta, quella di Astorre Manfredi e Genova) gli stati italiani, in seguito alla caduta di Costantinopoli ed alle sempre più marcate mire espansionistiche francesi.
Nell’ottobre del 1457 iniziarono le ostilità contro il Malatesta, infatti Federico, stanco dei continui attacchi e calunnie di Sigismondo, decise di farla finita avvicinandosi all’Aragona, anche lui desideroso di far pagare il conto al signore di Rimini. Nel giro di due anni gli vennero a mancare sia la moglie Gentile Brancaleoni, che il figlio Buonconte inviato a Napoli in sua rappresentanza.
Nel luglio del 1459 firmò la pace a Mantova su pressione del Pontefice Pio II che pochi mesi prima l’aveva nominato Capitano Generale della Chiesa, oltre a tutto questo, si trattò e concluse anche il secondo matrimonio del Montefeltro.

Il Duca di Milano desiderava “impalmare” con Federico, tramite il matrimonio con Battista Sforza, figlia di Alessandro e Costanza Varano.
Nel novembre del 1459 vennero celebrati gli sponsali a Pesaro, con grande allegrezza dei sudditi urbinati, grandi festeggiamenti vennero fatti per tutto il 1460 quando la sposa venne trasferita in Urbino.

Bibliografia essenziale

Storia dei Conti e Duchi di Urbino, di Filippo Ugolini
Vita di Federico da Montefeltro, Giovangirolamo de'Rossi
La sfortuna di Jacopo Piccinino. Storia dei bracceschi in Italia, di Serena Ferente
Vita di Uomini illustri del XV secolo, di Vespasiano da Bisticci